Diana e il mistero dell'Oriente
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La musica araba

La storia della musica e del canto arabi hanno un esordio tutto al femminile. Infatti, dalla lettura della poesia preislamica vaniamo a sapere che la vita musicale era concentrata sulla figura della qayna, una cantrice che si accompagnava con uno strumento musicale. Ella cantava proprio quella produzione poetica che, arrivata sino a noi, ci ha dato modo di conoscerla.
 
La classe delle qaynat formava un ramo del diffusissimo commercio di schiave che si svolgeva nei mercati arabi delle città più importanti, come Medina e Mecca, dove le cantrici si erano presto stabilite per le numerose possibilità di contatto con delegazioni straniere e gente di commercio. I piccoli re i nobili o i signori ospitavano nel proprio palazzo un gran numero di qaynat, le quali avevano il compito di rallegrare il padrone e i suoi famigliari. Lo strumento musicale delle qaynat più spesso ricordato nella poetica della jahiliyya, il periodo preislamico, è lo ud, strumento a corde simile all'odierno liuto a manico corto.
 
Con l'avvento e la diffusione dell'islam si ebbe una rapida evoluzione della musica araba verso strutture più ricercate e raffinate. Infatti, attraverso le conquiste avvenute sotto la bandiera verde, gli arabi divennero bruscamente i signori delle grandi città appartenenti alle più antiche civiltà, entrando cosi in contatto con forme d'arte musicale che avevano già raggiunto un alto grado di perfezione.
 
Gli schiavi uomini e donne, che avevano il compito di allietare le corti di signori e governanti, sono stati i protagonisti principali di tale elaborazione. Essi infatti, che fossero persiani, greci, siriani o alessandrini, hanno introdotto nell'arte musicale araba le pratiche musicali dei loro paesi d'origine adattando melodie e strumenti alla lingua e al gusto degli arabi e dando cosi origine ad una musica sempre più elaborata e sempre più distante dal rudimentale canto dei nomadi.
 
Ma il dubbio morale che l'islam getta sulla musica farà si che questa sia praticata soprattutto dalla classe degli schiavi e degli stranieri provenienti dai paesi vicini. Ecco perché i primi cantanti e compositori che gettarono le basi del linguaggio artistico musicale arabo in epoca islamica furono principalmente di origine persiana siriana o africana.
 
Qualsiasi fossero le opinioni dei teologi o dei governanti del regno arabo nelle varie epoche successive all'inizio dell'islam esse non impedirono che canto e musica continuassero ad essere praticati o coltivati. Gli arabi della regione dello Hijaz, particolarmente nella capitale Medina, conducevano una vita musicale vivace, considerando il canto un'arte professionale e descrivendolo con una terminologia fino ad allora sconosciuta.
 
A tali influssi precoci, cosi come all'influsso della musica turca durante il lungo periodo dell'egemonia dell'impero ottomano, sono dovute tutte quelle caratteristiche comuni che fanno della musica araba, persiana e turca tre espressioni di una stessa estetica musicale, che privilegia la melodia e quindi il canto e l'improvvisazione. E regine del canto orientale sono da sempre le donne, seducenti interpreti della malia delle parole, maestre nell'arte del tarab.
 
Il tarab non è una melodia o un genere musicale bensi l'interpretazione musicale di un testo, la quale genera nell'ascoltatore quasi un rapimento estatico ..è ciò che potremmo chiamare il 'sublime' del canto..... l'incanto della parola cantata! Naturalmente, perché il fenomeno del Tarab possa aver luogo è necessario che l'ascoltatore capisca il significato del testo poetico che viene cantato: il Tarab consiste proprio nella perfetta interpretazione musicale di un testo dal tema coinvolgente. Gli arabi distinguono la figura del cantante (mughanni) da quella dell'interprete (mutrib): il primo è colui che esegue con la voce una melodia, il secondo è in grado, attraverso una sviluppata tecnica interpretativa e una grande sensibilità artistica, di generare il rapimento nell'estasi del tarab. Il verbo 'tariba', da cui deriva il termine tarab, significa 'essere commosso da gioia o da dolore', 'provare emozioni di piacere o di dolore', 'andare in estasi, essere incantato, turbato, agitato, scosso', ed è quindi legato a quell'arte di modulare la voce su di un testo poetico che incanta e rapisce l'ascoltatore in grado di intenderlo.
 
La più grande interprete di tarab, la più grande 'mutriba' di tutti i tempi, colei che incarna l'essenza del canto arabo è la cantante cairota Oum Kalthoum. Scomparsa nel 1975, ha lasciato su questa terra la sua voce! Nacque in un villaggio sul delta del Nilo all'inizio del XX secolo da una famiglia di umili origini e dagli anni Venti, fino alla fine della sua vita, divenne l'interprete delle forme più rigorose della canzone in arabo letterario, la 'Qasida', cosi come delle forme più popolari del 'dawr', del 'layali' e del 'mawal' in dialetto egiziano. Oum Kalthoum resta a tutt'oggi la rappresentante più ammirevole della tradizione classica alla quale è sempre rimasta fedele e, a quasi trent'anni dalla sua scomparsa, è ancora l'artista più ascoltata nel mondo arabo.
 
Legata più alla musica popolare che a quella tradizionale classica è invece la voce della cantante libanese Fayrouz, tutt'ora vivente, la cui carriera artistica ebbe inizio negli anni Sessanta. La maggior parte delle canzoni da lei interpretate è legata al folklore libanese ed al repertorio delle 'muwasshahat' arabo-andaluse. Feyruz è amatissima e ascoltatissima non solo in Libano ma in tutto il mondo arabo.
 

 
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